Il Governo sta valutando un rafforzamento dell’Ecobonus nel 2027 per agevolare specifici interventi di efficientamento energetico, ma è fondamentale chiarire subito che il ritorno della detrazione al 65% non è ancora legge. Senza un intervento normativo ufficiale all’interno della prossima manovra di bilancio, infatti, dal 1° gennaio le aliquote ordinarie subiranno un netto taglio, scendendo al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi. La notizia della possibile revisione è certamente di grande interesse per famiglie e imprese, ma per chi sta programmando dei lavori a cavallo d’anno, specialmente all’interno dei condomìni, è decisivo comprendere non solo le prospettive normative, ma anche i delicati meccanismi legati alle tempistiche dei pagamenti e alla classificazione fiscale dei singoli proprietari.
Cosa prevede la legge oggi e i possibili scenari futuri
Se non interverranno modifiche correttive, la legislazione attualmente in vigore prevede che dal prossimo gennaio l’agevolazione si riduca significativamente rispetto all’anno in corso, dove la detrazione arriva ancora al 50% per la prima casa e al 36% per le restanti casistiche. Proprio per ammortizzare questo scalone l’esecutivo sta studiando un nuovo assetto dell’agevolazione, che potrebbe riportare il tetto del recupero fiscale al 65% per interventi ad alto impatto come la sostituzione di infissi, l’installazione di pompe di calore, sistemi ibridi, solare termico, schermature e cappotti termici. Tuttavia, parlare di un semplice “ritorno al passato” è inesatto: prima del recente riordino, alcuni di questi lavori godevano di percentuali differenti e ridotte. Se la quota del 65% venisse confermata per tutte queste categorie, ci troveremmo di fronte a una misura profondamente rinnovata. Al momento le risorse legate agli spazi di bilancio per la sicurezza energetica devono ancora essere quantificate e tradotte in una norma. Per questo motivo, programmare oggi un intervento dando per acquisito il bonus al 65% risulta prematuro e finanziariamente rischioso, in quanto significherebbe scommettere su una legge che non è stata ancora scritta.
Lavori in condominio: principio di cassa e aliquote personalizzate
Quando gli interventi di efficientamento riguardano le parti comuni di un edificio, subentrano regole precise che richiedono grande cautela da parte di proprietari e amministratori. Il primo elemento cardine per individuare l’anno della spesa è il momento in cui vengono effettuati i pagamenti: ai fini fiscali rileva infatti la data in cui il condominio effettua materialmente il bonifico all’impresa. Un pagamento saldato entro il 31 dicembre 2026 ricadrà nella disciplina applicabile a quell’anno, mentre un bonifico effettuato nel 2027 seguirà le nuove regole; in entrambi i casi, il singolo condòmino potrà fruire della propria quota di detrazione solo se avrà versato il dovuto al condominio entro i termini della dichiarazione dei redditi. Inoltre, è bene ricordare che nei condomìni l’aliquota non è necessariamente uguale per tutti, ma viene calcolata sulla situazione del singolo contribuente. Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, chi possiede l’appartamento come abitazione principale beneficerà dell’aliquota maggiorata, mentre ai proprietari di seconde case verranno applicate le percentuali ordinarie più basse. Alla luce di queste variabili, l’amministratore deve evitare promesse sulle detrazioni future: in sede di assemblea è opportuno distinguere nettamente il costo effettivo dei lavori dal beneficio fiscale ipotetico, programmando gli interventi sulla base delle norme oggi in vigore in attesa che la Legge di Bilancio 2027 definisca il quadro definitivo.
Articolo a cura di: Agire.info



